Il Ghiribizzo

Bruno Tognolini, Giulia Orecchia
Il Ghiribizzo
Motta Junior, 2014

ghiribizzo

Il Ghiribizzo, Tognolini Orecchia, Motta Junior

 

1988, Bruno Tognolini and Giulia Orecchia

1988, Bruno Tognolini e Giulia Orecchia

Nascita di un Ghiribizzo

IL GHIRIBIZZO è una storia su cui non avevo intenzione.

Non solo nessuna intenzione di scrivere una storia “sui bambini troppo vivaci”: proprio nessuna intenzione di scrivere una storia. Mi è rotolata davanti da sola, come un ghiribizzo, appunto. Un attimo prima non c’era, e poi era lì.

Le storie possono nascere da semi diversi; poi magari una volta nate, per nutrirsi e crescere, prenderanno dentro altri umori: acqua, vento, concimi, sali, sole. Ma il seme profondo c’è. O dovrebbe esserci: ci sono storie fatte solo di acqua, vento, concimi, sali e altro, ma senza seme, e il vento prima o poi se le porta via.

Questa storia è nata dal seme di una parola.

Giulia Orecchia mi scrisse, in una mail del novembre 2012, non ricordo più a che proposito: “… grazie di avermi tolto il ghiribizzo di sapere a chi avevi scritto…”.
“GHIRIBIZZO”?… ho pensato io.
Woooosh! Salto quantico dimensionale. Ipersenso, nanoplastica fantastica. La parola prende vita.

Vedevo agire il Ghiribizzo. Vedevo le sue mille possibili storie. Non una, non questa, ma tante possibili, cioé ancora nessuna.
Ma non ne vedevo la forma. Allora mi son detto: questo Ghiribizzo, per il poco che ancora ne so, è creatura da Giulia Orecchia. La sua storia possibile, visto che si è manifestata a me, posso scorgerla e quindi scriverla solo io; ma la sua forma visibile può vederla e mostrarla forse solo Giulia Orecchia. Guardate le sue illustrazioni e ripetetevi: “Ghiribizzo!”. Lo dice la parola stessa. E del resto è stata Giulia a mandarmi in casa il Ghiribizzo-seme, il Ghiribizzo-virus, il Ghiribizzo-motorino d’avviamento, con quella mail.

Quindi via, la storia è nata così. In due. Anzi, in tre: due autori e una Parola Potente.

facce ghiribizze

Children in Kindergarden play Ghiribizzo

Crescita e peripezie di un Ghiribizzo.

Questa storia ghiribizza è nata e cresciuta bene. Con calma, se l’è presa comoda: quasi due anni. Ma era un progetto nostro, come fra poco dirò, ed eravamo noi che ci davamo i tempi, quelli che altri progetti meno nostri ci consentivano.
È cresciuta piano ma bene, allegra ma non sciocca, colorata ma non sguaiata, e felice. Questo finché correva la sua infanzia spensierata, nella stagione in cui l’autore ha in mano la sua opera e nel farla ne trae piacere. Spensieratamente, per esempio, con la gioiosa innocenza del narrare, nella versione nativa scrissi che il nostro Mattia “troppo vivace” perdeva il suo Ghiribizzo per forza di un farmaco.
Cresciuta e finita la storia, venuto il momento che entrasse nel mondo, sono giunti i dubbi. Non perché qualche altro ce li imponesse: i travagli dell’adolescenza, anche quella delle storie vive, vengono sempre da dentro, dalla creatura stessa che cresce e chiede e si chiede. Sarà giusto? Sarà sbagliato? Sarà ideologico, semplificatorio? Irrispettoso dei travagli di certe mamme, certe maestre, che io stesso ho conosciuto nei miei indefessi viaggi per scuole e città; mamme e maestre che quel farmaco hanno dovuto somministrarlo ai loro bambini “troppo vivaci”? E che si sentirebbero, oltre al peso che forse ne portano in cuore, giudicate, colpevolizzate da questa storia? E chi sono io, chi siamo noi due, per giudicare?

Ne abbiamo discusso fra noi, io e Giulia. Io ne ho discusso con le maestre che incontravo nelle occasioni di formazione. Ne ho scritto a due mie amiche psicoterapeute infantili, Anna Oliverio Ferraris e Manuela Trinci. Ne abbiamo discusso con Chiara Bettazzi, di Giunti/Motta Junior, che intanto avevamo scelto come editore.
E alla fine, sentite le opinioni di tutti, abbiamo deciso in cuor nostro: via il farmaco. Ci sono molti modi per scacciare un Ghiribizzo dalla vita di un bambino. Per tenerlo fermo. Sempre più spesso si vedono per strada, per dire solo un esempio molto lontano, giandoni di bimbi acciambellati e legati a passeggini ridicolmente piccoli per loro: non corrono, non scappano, relax. E ci sono di certo mille altri modi, mille altri lacci, meno visibili e più tenaci.

Quindi via il farmaco: non demonizziamo, non giudichiamo, non condanniamo. Chi vorrà leggerlo in questa storia lo leggerà. Chi vorrà scorgervi altri lacci, altri modi per bandire i Ghiribizzi, li scorgerà. Per chi vorrà leggere solo una storia, tale sarà. Noi la lasciamo nel vago, nella vaga sacrosanta luminosa Nebbia di Fiaba.
Un libro e un editore si cercano a vicenda

Diverse forme può prendere un rapporto editoriale.

In genere un autore scrive un libro, lo propone a un editore, e l’editore gli dice sì mi piace lo pubblico, no non mi piace non lo pubblico.
Oppure un editore chiede a un autore di sua fiducia: te le senti di scrivere per me un libro su questo e quell’argomento?
Per quanto riguarda gli illustratori c’è una terza modalità: l’editore spedisce il testo all’illustratore e gli chiede se se la sente e quanto vuole per illustrarlo.
Giulia e io abbiamo voluto provare un’altra via, che è meno insolita di quanto appare, o si vuol fare apparire: abbiamo deciso di lavorare insieme, come coautori, e poi proporre agli editori l’opera finita. Agli editori, ho detto, e qui è il punto: ne abbiamo sentiti diversi, valutando le reazioni d’accoglienza, l’entusiasmo, le proposte concrete, i tempi di edizoine, i compensi, etc. Non ci pareva cosa strana, eppure alcuni (naturalmente nominis omissis) hanno avuto reazioni interdette, talora corrucciate, da lesa maestà.
Eppure è evidente a tutti: perché un editore deve poter scegliere liberamente fra le proposte di diversi autori, tu sì e tu no, e quando un autore sceglie fra diversi editori sta “facendo un’asta”? Bene, domande che ci porterebbero lontano, ad altre storie che si dovranno narrare altre volte.

Per quanto riguarda noi, questo libro cercava il suo editore, un editore che avesse queste e quelle caratteristiche; la Giunti/Motta Junior cercava un libro che avesse queste e quelle caratteristiche: ci siamo trovati.

Ed eccolo.

Bruno Tognolini