Lupo lupo, ma ci sei?

lupolupo-copia

Giusi Quarenghi, Giulia Orecchia
Lupo lupo, ma ci sei?
Giunti Kids, 2003-2010-2015

Special Mention – Italy (Italian) in the White Ravens List 2004, a selection of international children’s and youth literature by the Internationale Jugendbibilothek Muenchen. This lovely lift-the-flap book is particularly suitable for reading aloud with an expressive voice. It is written in the form of a dialogue and created according to the technique of »trompe d’oeil«, so that the pictures keep deceiving the reader because things are never quite what they seem to be and always hide a new surprise. A little girl dressed in red keeps calling the wolf, who never appears. When you lift the flap, the figure that you might have considered to be the wolf turns into a different animal or thing, even into the girl’s own mother. This picture book offers a continuous succession of suspense and relief, a pleasant game of ambiguity

Wolf

Wolf wolf, are you there? A surprise book. The wolf seems to be there, but it is’nt

Roberto Denti
IL RARO ESEMPIO DI UN BUON ILLUSTRATO
C’è un lupo con i buchi che ti fa passare la paura
Molta attenzione va rivolta ai libri per la prima infanzia: negli ultimi anni il settore è enormemente aumentato di produzione e di vendita. Ci si è accorti, finalmente, che il bambino è in grado di recepire, di partecipare, di emozionarsi alla lettura dell’immagine, che va supportata da parte dell’adulto con criteri che dovrebbero supporre un minimo di competenza. Competenza che riguarda: a) il livello delle illustrazioni; b) il contenuto del racconto.
Purtroppo siamo molto lontani dalla consapevolezza che ad ogni età il bambino ha bisogno di rispetto e che il libro è uno degli elementi fondamentali della sua crescita e che non si può utilizzare qualsiasi tipo di carta (di plastica o di stoffa) stampata, purché contenga immagini o storie raffazzonate per qualità o contenuti.
In questo ultimo decennio abbiamo assistito ad una produzione editoriale di medio livello: – i primi libri, cioè quelli in cui l’immagine è fine a se stessa senza rapporto con un qualsiasi tipo di racconto (perché servono ad aiutare l’interessato a costruire la capacità di rendersi conto che esiste un oggetto e la sua rappresentazione), hanno spesso figure poco chiare e colori inadatti;
– una seconda fase in cui compare un primo brevissimo o breve racconto: quasi sempre i libri si presentano con temi assurdi e con banali approssimazioni dal lato iconico; – il momento delle fiabe: l’adulto accetta quello che capita con dannose riduzioni di testi tradizionali e immagini di stampo sorpassato, quasi sempre scegliendo secondo un gusto dettato da stereotipi che tolgono al bambino ogni possibilità di esercitare l’immaginazione;
– storie e racconti nuovi: testi di tipo moralistico, in cui gli animali assumono dolciastri atteggiamenti antropomorfici. Animali preferiti: orsacchiotti, coniglietti, lupetti e qualche farfallina. In sostanza: una forte produzione, un buon consumo, un livello narrativo e figurativo mediocre e spesso pessimo. Nessuno pretende che ogni pubblicazione arrivi, soltanto per fare degli esempi, ai livelli di Piccolo Blu e Piccolo Giallo di Leo Lionni, o a Il Paese dei Mostri Selvaggi di Sendak, o alla Cenerentola di Roberto Innocenti. Ma certi parametri non dovrebbero mai venire dimenticati, non soltanto da chi pubblica un libro ma anche da chi lo compra.
Per questo, in mezzo a tanto grigiore, va segnalato il prezioso volume Lupo, lupo, ma ci sei? di Giusi Quarenghi e Giulia Orecchia (Giunti – Kids, pp. 24+10, € 6,90), stampato in robusto cartone, adatto per l’età in cui – anche attraverso la conoscenza delle fiabe di tradizione orale che, ricordiamolo, non dicono di «non aver paura» ma aiutano a capire che la paura può e deve essere superata – il bambino si avvicina appunto al problema della paura e ha bisogno di esorcizzarla. L’intento delle due autrici è quello di aiutare i bambini a rendersi conto che, se ci sono momenti – consci o inconsci – di paura, tali sensazioni possono essere sbagliate. Lo scopo è realizzato attraverso una storia che rientra nel paradigma della fiaba, senza morale esplicitata (come nelle favole) e senza mai cedere a convenzioni didascaliche.
La bambina protagonista crede di vedere il lupo in vari momenti della sua giornata ma poi si accorge che le immagini che vede – o crede di vedere – sono soltanto una parte di figure più complesse: il muso dell’animale, ad esempio, si rivela soltanto un branco di pesci nel mare. L’illusione è data da una pagina con “buchi” sagomati che offrono un’apparenza paurosa: si solleva la pagina e sotto si trova che tutto c’è tranne il lupo.
Così le orme si rivelano per le macchie di un leopardo, i denti esagerati per i segni sull’ala di una farfalla, la linguaccia per il petalo di un fiore, le zampe per i rami secchi di un albero, ecc… Il testo è ridotto all’essenziale in brevi piacevoli rime, le figure rispondono perfettamente alle indicazioni del racconto.
Libro utile per i bambini a livello concreto di equilibrio fra la “storia” e le “figure”: un’indicazione che si possono ottenere risultati ottimi se gli autori si impegnano e gli editori non si accontentano di stampare qualsiasi cosa tanto per rispondere a criteri di fatturato.

da tuttoLibri  La Stampa 11 OTTOBRE 2003

Wolf book with child

Dante lo ama

 

 

Giusi Quarenghi e Giulia Orecchia a Galliate

Quando si è ospiti si ringrazia sempre, mi diceva la mia mamma, caso mai non si torna. Alla biblioteca di Galliate si torna, invece, e molto volentieri. Grazie. Lo dico ricordando il pomeriggio che Giulia Orecchia e io abbiamo trascorso con i bambini di prima elementare, e con le insegnanti delle scuole materne ed elementari, presentando e lavorando sul libro LUPO,LUPO, MA CI SEI?, Giunti edizioni.

Un pomeriggio che, tra gioco e impegno, leggerezza e serietà, ha confermato a suo modo quanto sosteneva Conrad (ma sì, diamoci un po’ di arie), che riportava a se stesso solo il 50% delle storie che raccontava, riconoscendo l’altro 50% a chi il libro lo leggeva.

E’ andata proprio così. Ripercorrere il cammino ideativo del libro, condividerlo, e vederlo raccolto e completato attraverso la lettura/ascolto/produzione con il gruppo-classe, è stata un’esperienza dalla quale abbiamo tratto giovamento in tanti: chi il libro l’ha fatto, chi l’ha letto e, non ultimo, il libro stesso; e ha permesso di fare insieme esperienza della lettura come gesto creativo, d’autore, lo si compia individualmente o in gruppo. Va detto a questo punto che la funzione della scuola nel formare anche la competenza di lettura collettiva, corale, è decisiva; e che questa competenza, se c’è, rivela quanto ha contato su un’attenzione dedicata nel percorso formativo, per il motivo che non è semplicemente la risultante delle singole capacità di lettura. Chi insegna lo sa bene.

Sia lavorando con i bambini, sia confrontandoci con le insegnanti, abbiamo verificato che leggere un libro è farlo, e che un libro può essere, come dice Manganelli, infiniti libri, grazie ai lettori. Forse i lettori bambini, soprattutto se ben accompagnati, sono davvero lettori infiniti, capaci di libri infiniti.

Grazie davvero per l’occasione, per la buona aria che spira negli spazi pubblici, sottolineato con gusto, pubblici, della Biblioteca del Castello, per la passione e la competenza, il coinvolgimento e il rispetto, l’apertura e l’intensità. Anche un lupo ne è stato conquistato (questo non vuol dire che diventerà buono, ma che continuerà a fare bene il lupo) e ringrazia, a pancia in su.

Giusi Quarenghi